LA MIA AVVENTURA ALLA I nostri eroi sotto uno striscione a Central Park
NEW YORK CITY MARATHON 2008
(ovvero Storia di due "Podisitribanesi" in America)

Correre a piedi non era la mia passione!... Quante persone devo ringraziare per questa esperienza, per la quale ogni aggettivo mi sembra inadeguato! Incredibile, se non l’hai vissuta non puoi capire, non si può nemmeno immaginare! Stefano Prandato durante la sua performanceCome dicevo, correre a piedi non era la mia passione: ho praticato tanti sport, soprattutto ho corso in bicicletta, poi palestra. Due anni fa, dopo un check up, mi hanno trovato la pressione a mille, colpa della vita un po’ stressante che facevo al lavoro e del fatto che avevo smesso di fare attività fisica regolare. Allora ho cominciato a correre... Ed ecco, il primo grazie al mio amico Germano, con il quale ho fatto i primi sessanta minuti di corsetta senza fermarmi. Abbiamo cominciato a correre insieme la domenica mattina e a lui un bel giorno ho detto: “Andiamo a fare la maratona di New York?” Quando sentivo Linus a radio DJ che parlava della maratona con tanto entusiasmo, ho sempre pensato che mai avrei avuto la forza e, devo dire, neanche la voglia di imbarcarmi in un’impresa del genere: ma chi glielo fa fare, di farsi quei 42 km e spiccioli, di corsa? Mi domandavo. Nonostante questo, quando ho fatto la fatidica domanda, devo dire che non ci abbiamo pensato su un attimo e, d’istinto, abbiamo detto: “Ok andiamo!” D’altra parte era allettante anche l’idea di scappare dagli impegni familiari, figli e moglie...... Così abbiamo cominciato verso marzo la nostra preparazione, un po’ seguendo le tabelle di Orlando Pizzolato (vincitore di due edizioni della maratona di New York) e parecchio il Fai da TE. I mesi sono passati e il giorno della partenza è arrivato, grazie anche alla pazienza di mia moglie che ha sopportato le mie alzatacce alle sei di mattina per l’allenamento. Già durante il tragitto che portava all’albergo notammo la caratteristica costante di tutto il viaggio, cioè che tutto era straordinariamente “biggest”, più grande di quanto si era normalmente abituati a vedere : le macchine sembravano portaerei viaggianti o grossi Suv, i camion, i famosi truck, erano spaventosamente giganteschi e sopratutto in lontananza già si profilava lo skyline di Manhattan, dove i grattacieli facevano a gara nel superarsi in altezza. Ma ovviamente New York non è tutta qui, ampio spazio alle visite turistiche ed allo shopping sfrenato, alla ricerca dei souvenir più gettonati, per concludere la serata in qualche ristorante italiano, davanti ad un agognato piatto di italianissimi spaghetti (scotti). Tutti quei luoghi che fanno ormai parte dell’immaginario collettivo, il ponte di Brooklyn, l’Empire State Building, Il logo dei Podisti Tribano sul pettoraleTimes Square, Wall Street, la statua della Libertà, Rockfeller Center, Ground Zero, hanno qualcosa di familiare ma, una volta vicino, è impossibile non provare l’emozione di esserci. I newyorkesi sembravano abbastanza contenti (specialmente i commercianti) di questa invasione pacifica dei quasi cinquantamila maratoneti, più familiari al seguito... L’allenamento a Central Park, il ritiro del pettorale, un po’ di shopping, il Pasta Party e poi... Sveglia alle cinque, ci siamo, si va! Con una sana dose di incoscienza ci siamo ritrovati nel prato sotto al Ponte da Verrazzano, in attesa di avviarci alla partenza. Ci sentivamo un po’ come due scolaretti il primo giorno di scuola, vicino a tante persone che sembravano avere molta più esperienza di noi, e ci domandavamo come sarebbe andata a finire.... Chi mangiava, chi dormiva, chi si dava creme, chi si scaldava... mah sarà... E da quel momento è ancora una grande attesa, cercando di ingannare il tempo con musica, scherzi, stretching, chiacchiere, dato che sono ancora almeno 3 e mezza le ore che separano dal colpo di cannone e dalla vibrante voce di Frank Sinatra, che accompagna la partenza. Finalmente ci siamo, e l’inizio è una liberazione, adrenalina che esplode e si irradia in ogni cellula, pompando ovunque tutta l’energia necessaria per affrontare l’epica impresa.
Che giornata strepitosa, che spettacolo voltarsi e vedere un fiume di gente dietro di noi, tutti sorridenti e felici di partecipare a questo grandioso evento. E così sono cominciate a scorrere le miglia,che faticosamente convertivo in km, per capire come stava andando. E’ ovvio che il nostro obiettivo era arrivare in fondo a testa alta, e con la lucidità per goderci il mitico striscione dell’ultimo miglio, il resto era tutto in più. Da subito mi ha colpito il calore della gente lungo il percorso, incredibilmente coinvolta nella gara.
Finalmente l'agognato traguardo!La strada passa sotto i nostri piedi, mentre siamo impegnati a guardarci intorno, e fare qualche commento. Arriviamo a metà gara che quasi non ci sembra possibile: sono passate 1h e 50 min circa. Ci diciamo: ora comincia il bello! Dopo poco ci perdiamo di vista, ce lo eravamo detto che ognuno avrebbe dovuto fare la propria gara, e, a onor del vero, io mi ero allenato un po’ di più (l’unico rammarico è che non ci siamo neanche salutati). Ecco che arriva il momento più emozionante, quello che non scorderò mai più: l’uscita dal Queensboro Bridge, con tutta la gente che ti accoglie urlando: sembravano venuti lì proprio per me! Alla fine il traguardo è arrivato in 3.39.09, sospinto dall’entusiasmo delle persone lungo il percorso e dalla voglia di portare a termine un’impresa che mi pareva inumana! Dopo il rientro agli alberghi e la doccia rivitalizzante, l’uscita per la cena con medaglia ricordo d’obbligo al collo. Non era un pavoneggiarsi, ma la soddisfazione per aver portato a termine una maratona dura ed impegnativa, fatta di ponti e continui saliscendi spezza-gambe di Manhattan. E i “Congratulation” o le strizzatine d’occhio anche dalla gente comune che incrociavi per strada sembravano spontanei e sinceri e ti inorgoglivano, neanche fosse la Gold Medal del Congresso o quella delle Olimpiadi. Il mattino dopo è stata caccia alla copia del New York Times, sul quale erano riportate classifiche e notizie sull’evento, alcune pessime, come il podista brasiliano colpito da infarto durante la corsa e morto in ospedale. Il sogno è durato sino all’arrivo in Italia, quando, una volta atterrato a Fiumicino, il funzionario della dogana mi ha chiesto come mai tante persone portassero al collo questa medaglia e dove l’avessimo acquistata!!! Ah, NewYork, New York.

Stefano Prandato 
Pettorale 20904
Official Time 3h39’07”
piazzamento 6.720° su 38.096 arrivati

  

Stefano Prandato (Pettorale 20904) e Germano Zerbetto (Pettorale 18939), in alcuni momenti della loro avventura americana. L'orgoglio di appartenenza ai Podisti Tribano li ha portati a modificare i loro pettorali ufficiali, aggiungendo il nostro logo.

 Stefano Prandato Germano Zerbetto Attenti a 'sti due!